La risposta è "semplice" nella sua complessità: quando i suoi cittadini sono civili. Essere civili non richiede una laurea, non servono studi approfonditi serve solo un piccolo sforzo di volontà da parte di tutti. Sono le piccole inosservanze di tutti i giorni che sommate tra loro fanno diventare i cittadini degli incivili. Farò degli esempi banali.
Arrivi per parcheggiare e trovi uno spazio sufficiente per il parcheggio di due macchine e ti metti in mezzo sprecando dello spazio utile ad un altro, oppure parcheggi sulle strisce pedonali o su quelle zone delimitate da un triangolo bianco attraversato da striscioni dello stesso colore che servono a chi si immette da una traversale per avere la visuale, ecco questa per me è inciviltà.
Vai in bicicletta e pedali in mezzo ad una strada a senso unico in contromano oppure parcheggi la tua bici in mezzo ad un marciapiedi largo 60 cm costringendo il pedone o la mamma con passeggino o il disabile in carrozzina a camminare sulla strada, questa è inciviltà.
Porti a spasso il tuo cane e quando fa i suoi bisogni non raccogli e lasci che il pedone distratto si ritrovi con le scarpe sporche delle deiezioni del tuo cane, questa è inciviltà.
Vai al supermercato o in un negozio e passi avanti in fila senza neppure chiedere il permesso, questa è inciviltà.
Permetti ai tuoi figli di essere maleducati, anzi li difendi se qualcuno te lo fa notare, questa è inciviltà.
Non segui le regole, evadi le tasse, ma ti aspetti che lo facciano gli altri, questa è inciviltà.
Offendi e denigri sui social chi non la pensi come te, questa è inciviltà.
Si potrebbe andare avanti per ore.
Ormai la nostra società si è talmente abituata all'inciviltà, all'arroganza e alla maleducazione, che l'unica cosa che sa fare è subirla e assimilarla diventando sempre più incivile, tanto così fan tutti.
No, così non si può andare avanti, bisogna tornare a insegnare non solo ai giovani ma anche a chi giovane non è più quei principi che si sono persi per strada. Bisogna far capire che l'arroganza, la maleducazione e l'inciviltà se non verranno ridotte all'impotenza ci porteranno a distruggere tutto ciò che è stato costruito nei secoli.
certo che matta sono matta: mettersi alla mia età a fare un blog, che quasi quasi non so neppure che vuol dire la parola Blog. Ma io ci provo: sono o non sono veronese? e i veronesi si sa...son tutti matti! Magari sarà la volta buona che metterò nero su bianco i ricordi, le esperienze fatte. Chissà? Incrocio le dita!
mercoledì 21 febbraio 2018
lunedì 1 gennaio 2018
1 GENNAIO 2018
Oggi, primo giorno dell'anno, si festeggia in tutto il mondo, o quasi, la giornata della Pace. Ecco io vorrei invece che si chiamasse la giornata della GUERRA:
GUERRA alla violenza,
GUERRA alla sopraffazione,
GUERRA alla mancanza di rispetto per gli altri che siano bambini, donne, uomini, animali o piante,
GUERRA alla fame che costringe intere popolazioni a emigrazioni di massa per sopravvivere,
GUERRA alle armi, che fanno più morti di una epidemia di colera,
GUERRA all'omofobia,
GUERRA alla discriminazione razziale,
GUERRA agli estremismi religiosi, che non rispettano quanto detto dalle leggi di qualsiasi Dio in cui uno possa credere,
GUERRA al bullismo,
GUERRA alla manipolazione delle notizie,
GUERRA alla povertà,
GUERRA all'ingordigia di pochi che affamano molti.
GUERRA a chi per profitto personale sta uccidendo il nostro pianeta.
Ci sono molte guerre da combattere....poi finalmente, dopo averle combattute e vinte potremo festeggiare la GIORNATA DELLA PACE.
giovedì 9 novembre 2017
Avances sgradite
In questi giorni non si fa altro che sentire di attrici che denunciano personalità del cinema di averle sottoposte a violenze sessuali o avances sgradite. Nel mio piccolo anche io all'età di poco più di 16 anni mi trovai ad essere involontaria protagonista di un episodio molto sgradevole. Avevo da pochi mesi avuto l'incidente in macchina che per poco non mi aveva fatto morire bruciata viva e stavo faticosamente superando il trauma di tutte le ustioni riportate al volto e alla mano. Facevo molta fatica a stare con gli altri per non dovere continuamente rivangare quell'episodio della mia vita e rispondere a tutte le domande che puntualmente mi venivano poste circa le mie numerose cicatrici. C'era un mio amico che volendo "tirarmi" un po' fuori dalla prigione in cui mi ero chiusa da sola, una domenica volle portarmi insieme alla sua famiglia a Dervio dove lui e il padre, stimato ortopedico di Milano, avevano una piccola barca a vela nel locale club nautico. Quella gita divenne una piacevole consuetudine e domenica dopo domenica mi insegnarono a fare il prodiere sulla barca a vela, governando il fiocco, la piccola vela triangolare che c'è a prua, mentre lui o il padre tenevano il timone e la randa. Mi divertivo molto e un po' di spensieratezza era tornata in me. Una domenica ci sarebbe stata una regata tra barche a vela dello stesso tipo. Naturalmente io sarei rimasta a terra a fare il tifo, ma si avvicinò al padre del mio amico un altro socio chiedendo se conoscevano qualcuno che avrebbe potuto fargli da prodiere, che il suo non era arrivato. Mi chiesero se me la sentivo e io un po' stranita per la grande responsabilità dissi di sì.
La prima parte della regata andò per il meglio, il vento gonfiava le vele e io cercavo di svolgere al meglio il mio compito di prodiere.
Poi, all'improvviso.....bonaccia. Fermi in mezzo al lago aspettavamo che il vento tornasse per permetterci di doppiare la boa e tornare al porto. Fu allora che quel "gentile" signore che poteva essere tranquillamente mio padre cominciò a farmi strani discorsi e a cercare di avvicinarsi a me.
Dopo un primo momento di stupore da parte mia davanti al suo comportamento cominciai a dirgli di stare al suo posto, che se si fosse avvicinato avrei urlato così forte che mi avrebbero sentito fino in Svizzera, lo minacciai di buttarmi a lago e tornare a nuoto....insomma cercai di tenerlo a bada come potevo. Fortunatamente si rialzò il vento e lui fu costretto a governare la barca e fu così che tornammo al club nautico a riva.
Quando scesi dalla barca ero così arrabbiata e spaventata che il mio amico mi chiese cosa era successo. Io gli raccontai tutto e lui partì in quarta chiamando il padre e raccontandogli tutto. Li vidi incamminarsi come due furie verso quella persona e so che gli rifilarono un cazzotto sul naso e poi lo fecero radiare dal club.
A me, tutto sommato è andata bene, primo perché nessuno ha messo in dubbio le mie parole e poi perché invece di permettere alla paura di paralizzarmi il cervello, ho lasciato che la rabbia mi desse la forza di contrastare le avances non gradite.
Non so che fine abbia fatto quel "galantuomo" ma sono sicura che la lezione ricevuta gli sia servita per capire che non si può sempre cedere ai propri bassi istinti e che la ragione e il rispetto
devono sempre avere la precedenza nei propri comportamenti.
domenica 24 settembre 2017
Riflessioni sull'uso e l'abuso di internet
Sempre più spesso mi arrabbio leggendo commenti sui social o guardando certe condivisioni di notizie false o modificate che mi appaiono in bacheca. Mi arrabbio perché leggo errori sempre più grossolani di italiano scritti con facilità e mi arrabbio perché so che se scrivi una parola in modo errato subito sotto quella parola compare una linea rossa che ti avvisa dell'errore, avviso sempre ignorato da chi scrive. E' la fretta, la scusante più usata. Sono convinta che rileggere ciò che si scrive non porti via così tanto tempo. Mi arrabbio quando vedo la "K" che sostituisce il nostro italianissimo "CH" o le parole scritte senza vocali per fare prima. Mi arrabbio perché penso che non si risparmia denaro nello scrivere una parola completa, ma si rende, invece, più intellegibile ciò che si scrive.
Mi arrabbio quando vedo usare i verbi in modo incivile, deturpando la nostra bellissima lingua, così ricca e melodiosa, riducendola ad una cacofonia di suoni.
Mi arrabbio quando vedo condivisi dei link di notizie false, fuorvianti, che servono solo ad esacerbare gli animi di tutti coloro che non si curano di verificare le fonti, l'attendibilità delle notizie, e continuano a farle girare in rete provocando sempre più odio verso questo o quel politico o gruppi di persone.
Mi arrabbio quando si presta più fede a chi, senza nessun titolo, mette in circolazione notizie false riguardanti la salute di tutti.
Internet è nata con uno scopo diverso: la condivisione del sapere non delle bugie.
Ormai tutti, basta che abbiano per le mani, un computer, un tablet o un cellulare di ultima generazione si reputano degli internauti, solo per il fatto che sanno accenderlo e premere un "like" o il tasto della condivisione.
Viaggiare in rete comporta degli obblighi, primo fra tutti il rispetto per gli altri, evitando insulti, o peggio raggiri o messe alla berlina, distruggendo perfino vite facendo dello stalking.
Internet può e deve essere una fonte utile di informazioni, quelle informazioni che una volta andavamo a cercare su un dizionario o una enciclopedia e che servono ad arricchire il nostro sapere.
Per questo bisogna imparare a usare la rete in modo consapevole, essere certi di non venire manipolati nella condivisione di falsità. Non bisogna avere fretta nel condividere qualsiasi cosa, ma prendersi del tempo per verificare sempre il contenuto che si vuol condividere. Eviteremo così di continuare a immettere in rete della spazzatura.
Mi arrabbio quando vedo usare i verbi in modo incivile, deturpando la nostra bellissima lingua, così ricca e melodiosa, riducendola ad una cacofonia di suoni.
Mi arrabbio quando vedo condivisi dei link di notizie false, fuorvianti, che servono solo ad esacerbare gli animi di tutti coloro che non si curano di verificare le fonti, l'attendibilità delle notizie, e continuano a farle girare in rete provocando sempre più odio verso questo o quel politico o gruppi di persone.
Mi arrabbio quando si presta più fede a chi, senza nessun titolo, mette in circolazione notizie false riguardanti la salute di tutti.
Internet è nata con uno scopo diverso: la condivisione del sapere non delle bugie.
Ormai tutti, basta che abbiano per le mani, un computer, un tablet o un cellulare di ultima generazione si reputano degli internauti, solo per il fatto che sanno accenderlo e premere un "like" o il tasto della condivisione.
Viaggiare in rete comporta degli obblighi, primo fra tutti il rispetto per gli altri, evitando insulti, o peggio raggiri o messe alla berlina, distruggendo perfino vite facendo dello stalking.
Internet può e deve essere una fonte utile di informazioni, quelle informazioni che una volta andavamo a cercare su un dizionario o una enciclopedia e che servono ad arricchire il nostro sapere.
Per questo bisogna imparare a usare la rete in modo consapevole, essere certi di non venire manipolati nella condivisione di falsità. Non bisogna avere fretta nel condividere qualsiasi cosa, ma prendersi del tempo per verificare sempre il contenuto che si vuol condividere. Eviteremo così di continuare a immettere in rete della spazzatura.
mercoledì 7 giugno 2017
Una piccola grande luce
In questi giorni nei quali notizie nefaste sono all'ordine del giorno intristendo gli animi, una piccola grande luce ha illuminato la nostra famiglia: è nato Riccardo, il mio secondo nipotino,
Quando aspettavo la mia seconda figlia non c'erano tanti esami ed ecografie che ci potessero anticipare e addirittura far "vedere" l'esserino che era nel ventre materno, così con mio marito decidemmo che se fosse nata una bimba l'avremmo chiamata Chiara, se fosse stato un bimbo il suo nome sarebbe stato Riccardo. Allora nacque Chiara.
Da allora sono passati 36 anni. L'attesa è stata lunga ma giovedì 1 giugno 2017 alle 23,41 è finalmente nato Riccardo. Il cerchio si è chiuso, un cerchio d'amore in un nome. Buona vita nipotino, hai due splendidi genitori e una fantastica sorellina e non ti mancherà mai l'amore dei tuoi nonni.
La buona salute, l'amore, la felicità e la fortuna siano il tuo bagaglio.
Quando aspettavo la mia seconda figlia non c'erano tanti esami ed ecografie che ci potessero anticipare e addirittura far "vedere" l'esserino che era nel ventre materno, così con mio marito decidemmo che se fosse nata una bimba l'avremmo chiamata Chiara, se fosse stato un bimbo il suo nome sarebbe stato Riccardo. Allora nacque Chiara.
Da allora sono passati 36 anni. L'attesa è stata lunga ma giovedì 1 giugno 2017 alle 23,41 è finalmente nato Riccardo. Il cerchio si è chiuso, un cerchio d'amore in un nome. Buona vita nipotino, hai due splendidi genitori e una fantastica sorellina e non ti mancherà mai l'amore dei tuoi nonni.
La buona salute, l'amore, la felicità e la fortuna siano il tuo bagaglio.
sabato 13 maggio 2017
AUGURI MAMME!
Domani 14 maggio festa della Mamma.
A tutte le mamme passate presenti e future l'augurio più affettuoso da una mamma.
Tedesco: Herzliche Grüsse zum Muttertag
Spagnolo: ¡Feliz día de la Madre, Mamá!
Catalano: Feliç dia de la Mare!
Inglese: Happy mother’s day
Italiano: Buona festa mamma!
Portoghese: Feliz Dia das Mães!
Francese: Bonne Fête maman
Sloveno: Vesel Dan Zena
Polacco: Wszystkiego najlepszego mamo!
Svedese: Grattis på Mors dag
Finlandese: Onnea äitienpäivänä
Olandese: Fijne Moederdag! oppure: Gefeliciteerd!
Norvegese: Gratulerer med morsdagen!
Ungherese: Boldog anyák Nápját
Indonesiano: Selemat (hari) ulsang tahun Ibou
Malese: Selamat hari ibu
Russo: C npazgHuKou, uaua !
Turco: Iyi bayramlar anne
Ebraico: Yom Haem
Albanese: Urime Mami
domenica 7 maggio 2017
6 maggio 1976
Ero sposata da poco più di un mese quando l' AGIP Mineraria, società presso la quale lavoravo, mi spedì con altri colleghi a Canzo per un corso di aggiornamento. All'epoca non c'erano cellulari, internet whatsapp o uccellini cinguettanti con i quali poter inviare messaggi in tempo reale, c'erano la radio e la televisione e le notizie venivano raccontate solo con quei mezzi.
La giornata del 6 maggio era passata tra corsi vari e la sera noi tutti ci si riuniva nella hall dell'albergo per fare quattro chiacchiere. Non mi ricordo se la notizia del terremoto che alle 21 di quella sera aveva colpito il Friuli ci arrivò la mattina seguente o nelle prime ore del pomeriggio del 7 maggio, sicuramente ci lasciò scioccati e interdetti anche perché eravamo tutti geologi e sapevamo molto bene di cosa si trattava. Qualcuno dei miei colleghi maschi decise di non finire il corso di aggiornamento e partì subito per quei luoghi martoriati per dare un aiuto sia fisico che cognitivo.
L'orcolat (così venne chiamato il terremoto) distrusse 45 paesi che furono rasi al suolo, altri 45 gravemente danneggiati e 52 danneggiati. Distrusse la vita a 990 persone, lasciò senza casa più di 100.000 persone.
In molti si mossero per portare aiuti fra questi L'esercito americano che era di stanza ad Aviano e l'esercito Austriaco che in barba alle leggi di confine arrivò con mezzi e uomini.
All'epoca non esisteva la Protezione Civile, ma il corpo degli Alpini si distinse per l'organizzazione e il lavoro fatto.
Molti milioni furono raccolti e vennero tutti gestiti dalla Regione Friuli Venezia Giulia che li convogliò ai vari comuni che impiegarono quei fondi con grande oculatezza e onestà riuscendo a ricostruire in pochi anni tutti i paesi distrutti.
La vita è strana: io quel 7 maggio 1976 non sapevo che di lì a pochi anni, cinque per l'esattezza, mi sarei trasferita proprio a Codroipo in Friuli e che vi avrei vissuto per qualche anno.
Vivere lì mi ha consentito di conoscere e apprezzare il carattere delle genti friulane, persone forti, toste, dure come le rocce delle loro montagne, che non si sono lasciate prendere dallo sconforto, ma che hanno saputo reagire con tanta forza a quella strage.
Sono rimaste impresse nella mia memoria le parole del Vescovo di Udine che già dopo pochi giorni dal sisma disse : "Per prima cosa ricostruite le fabbriche, poi le case e se ci rimane qualcosa per ultime le chiese".
E come si legge in questa foto il Friuli non ha dimenticato ed ha restituito: A Samano nelle Marche una scuola per 80 bambini verrà ricostruita con fondi che arrivano dalla Regione Friuli e dai Friulani. E come si dice in Friuli quando si saluta....Mandi!
La giornata del 6 maggio era passata tra corsi vari e la sera noi tutti ci si riuniva nella hall dell'albergo per fare quattro chiacchiere. Non mi ricordo se la notizia del terremoto che alle 21 di quella sera aveva colpito il Friuli ci arrivò la mattina seguente o nelle prime ore del pomeriggio del 7 maggio, sicuramente ci lasciò scioccati e interdetti anche perché eravamo tutti geologi e sapevamo molto bene di cosa si trattava. Qualcuno dei miei colleghi maschi decise di non finire il corso di aggiornamento e partì subito per quei luoghi martoriati per dare un aiuto sia fisico che cognitivo.
L'orcolat (così venne chiamato il terremoto) distrusse 45 paesi che furono rasi al suolo, altri 45 gravemente danneggiati e 52 danneggiati. Distrusse la vita a 990 persone, lasciò senza casa più di 100.000 persone.In molti si mossero per portare aiuti fra questi L'esercito americano che era di stanza ad Aviano e l'esercito Austriaco che in barba alle leggi di confine arrivò con mezzi e uomini.
All'epoca non esisteva la Protezione Civile, ma il corpo degli Alpini si distinse per l'organizzazione e il lavoro fatto.
Molti milioni furono raccolti e vennero tutti gestiti dalla Regione Friuli Venezia Giulia che li convogliò ai vari comuni che impiegarono quei fondi con grande oculatezza e onestà riuscendo a ricostruire in pochi anni tutti i paesi distrutti.
La vita è strana: io quel 7 maggio 1976 non sapevo che di lì a pochi anni, cinque per l'esattezza, mi sarei trasferita proprio a Codroipo in Friuli e che vi avrei vissuto per qualche anno.
Vivere lì mi ha consentito di conoscere e apprezzare il carattere delle genti friulane, persone forti, toste, dure come le rocce delle loro montagne, che non si sono lasciate prendere dallo sconforto, ma che hanno saputo reagire con tanta forza a quella strage.
Sono rimaste impresse nella mia memoria le parole del Vescovo di Udine che già dopo pochi giorni dal sisma disse : "Per prima cosa ricostruite le fabbriche, poi le case e se ci rimane qualcosa per ultime le chiese".E come si legge in questa foto il Friuli non ha dimenticato ed ha restituito: A Samano nelle Marche una scuola per 80 bambini verrà ricostruita con fondi che arrivano dalla Regione Friuli e dai Friulani. E come si dice in Friuli quando si saluta....Mandi!
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