a me gli occhi

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Miw - la gatta

mercoledì 7 giugno 2017

Una piccola grande luce

In questi giorni nei quali notizie nefaste sono all'ordine del giorno  intristendo gli animi, una piccola grande luce ha illuminato la nostra famiglia: è nato Riccardo, il mio secondo nipotino,
 Quando aspettavo la mia seconda figlia non c'erano tanti esami ed ecografie che ci potessero anticipare e addirittura far "vedere" l'esserino che era nel ventre materno, così con mio marito decidemmo che se fosse nata una bimba l'avremmo chiamata Chiara, se fosse stato un bimbo il suo nome sarebbe stato Riccardo. Allora nacque Chiara.
Da allora sono passati 36 anni. L'attesa è stata lunga ma giovedì 1 giugno 2017 alle 23,41 è finalmente nato Riccardo. Il cerchio si è chiuso, un cerchio d'amore in un nome. Buona vita nipotino, hai due splendidi genitori e una fantastica sorellina e non ti mancherà mai l'amore dei tuoi nonni.
La buona salute, l'amore, la felicità e la fortuna siano il tuo bagaglio.


sabato 13 maggio 2017

AUGURI MAMME!


Domani 14 maggio festa della Mamma.

A tutte le mamme passate presenti e future l'augurio più affettuoso da una mamma.









Tedesco:     Herzliche Grüsse zum Muttertag
Spagnolo:     ¡Feliz día de la Madre, Mamá!
Catalano:     Feliç dia de la Mare!
Inglese:     Happy mother’s day
Italiano:     Buona festa mamma!
Portoghese:     Feliz Dia das Mães!
Francese:     Bonne Fête maman
Sloveno:     Vesel Dan Zena
Polacco:     Wszystkiego najlepszego mamo!
Svedese:     Grattis på Mors dag
Finlandese:     Onnea äitienpäivänä
Olandese:     Fijne Moederdag! oppure: Gefeliciteerd!
Norvegese:     Gratulerer med morsdagen!
Ungherese:     Boldog anyák Nápját
Indonesiano:     Selemat (hari) ulsang tahun Ibou
Malese:     Selamat hari ibu
Russo:     C npazgHuKou, uaua !
Turco:    Iyi bayramlar anne
Ebraico:     Yom Haem
Albanese:     Urime Mami

domenica 7 maggio 2017

6 maggio 1976

Ero sposata da poco più di un mese quando l' AGIP Mineraria, società presso la quale lavoravo, mi spedì con altri colleghi a Canzo per un corso di aggiornamento. All'epoca non c'erano cellulari, internet whatsapp o uccellini cinguettanti con i quali poter inviare messaggi in tempo reale, c'erano la radio e la televisione e le notizie venivano raccontate solo con quei mezzi.
La giornata del 6 maggio era passata tra corsi vari e la sera noi tutti ci si riuniva nella hall dell'albergo per fare quattro chiacchiere. Non mi ricordo se la notizia del terremoto che alle 21 di quella sera aveva colpito il Friuli ci arrivò la mattina seguente o nelle prime ore del pomeriggio del 7 maggio, sicuramente ci lasciò scioccati e interdetti anche perché eravamo tutti geologi e sapevamo molto bene di cosa si trattava. Qualcuno dei miei colleghi maschi decise di non finire il corso di aggiornamento e partì subito per quei luoghi martoriati per dare un aiuto sia fisico che cognitivo.
L'orcolat (così venne chiamato il terremoto) distrusse 45 paesi che furono rasi al suolo, altri 45 gravemente danneggiati e 52 danneggiati. Distrusse la vita a 990 persone, lasciò senza casa più di 100.000 persone.
In molti si mossero per portare aiuti fra questi L'esercito americano che era di stanza ad Aviano e l'esercito Austriaco che in barba alle leggi di confine arrivò con mezzi e uomini.
All'epoca non esisteva la Protezione Civile, ma il corpo degli Alpini si distinse per l'organizzazione e il lavoro fatto.
Molti milioni furono raccolti e vennero tutti gestiti dalla Regione Friuli Venezia Giulia che li convogliò ai vari comuni che impiegarono quei fondi con grande oculatezza e onestà riuscendo a ricostruire in pochi anni tutti i paesi distrutti.
La vita è strana: io quel 7 maggio 1976 non sapevo che di lì a pochi anni, cinque per l'esattezza, mi sarei trasferita proprio a Codroipo in Friuli e che vi avrei vissuto per qualche anno.
Vivere lì mi ha consentito di conoscere e apprezzare il carattere delle genti friulane, persone forti, toste, dure come le rocce delle loro montagne, che non si sono lasciate prendere dallo sconforto, ma che hanno saputo reagire con tanta forza a quella strage.
Sono rimaste impresse nella mia memoria le parole del Vescovo di Udine che già dopo pochi giorni dal sisma  disse : "Per prima cosa ricostruite le fabbriche, poi le case e se ci rimane qualcosa per ultime le chiese".

 E come si legge in questa foto il Friuli non ha dimenticato ed ha restituito: A Samano nelle Marche una scuola per 80 bambini verrà ricostruita con fondi che arrivano dalla Regione Friuli e dai Friulani. E come si dice in Friuli quando si saluta....Mandi!

domenica 23 aprile 2017

FILI CHE SI RIANNODANO

Ci sono ricordi che rispuntano dal passato in modo totalmente inaspettato, basta che un giorno si decida di fare pulizia fra le cose accumulate in cantina e aprendo uno scatolone si apre un vaso di Pandora di ricordi di tanti tanti anni fa.
Ieri ho fatto proprio questo, ho aperto un vaso di Pandora di ricordi di 60 anni fa. Ho ritrovato l'album dei ricordi di quando ero bambina e sfogliandolo ho rivisto la foto della 5a elementare. Tanti bei musini in bianco e nero in una foto un po' ingiallita dal tempo.
Nella pagina a fianco le firme, tutte scritte in bella calligrafia, delle compagne di allora e leggendo quei nomi mi sono chiesta che cosa ne fosse stato di tutte loro.
Meno male che oggi abbiamo un mezzo bellissimo, se usato bene, per poter cercare di ritrovare persone lontane nel tempo: Face-book.
Mi sono detta ...perché non provare? Ho scannerizzato la foto e l'ho postata in un gruppo pubblico del paese dove avevo frequentato le elementari, Villasanta.

Ormai i gruppi di Sei di......se si sono formati un po' dappertutto e io con fiducia ho provato a chiedere aiuto ai suoi membri nel ritrovare o almeno avere notizie delle mie compagne.
Mai avrei pensato che in pochi minuti già due figlie/i e una nipote mi rispondessero, ma soprattutto mai mi sarei immaginata di ritrovare anche amici che vivevano nella stessa via e con i quali avevo giocato. E' stata una bellissima emozione riallacciare quei fili col passato, sapere che ancora si ricordavano di quella bambina che si era trasferita a Milano nel 1958. Sono passati 60 anni è vero, ma la gioia che ho provato è stata grande. Ecco questo, credo, è un modo utile e intelligente di usare i social, ritrovare le proprie orme, riannodare i fili....essere veramente "social".

venerdì 21 aprile 2017

RICORDI DI TRE GENERAZIONI

Sono una che conserva molte cose, soprattutto i ricordi ed è così che oggi, presa da una irrefrenabile voglia di fare pulizia, sono scesa in cantina e ho cominciato a guardare nei vari scatoloni cosa poteva essere buttato.
Così, in una scatola con tante foto che appartenevano a mia madre, sono saltati fuori tre piccoli libri di ricordi uno di mia nonna, uno di mia mamma e uno mio.
Anni fa si usava regalare alle bambine, soprattutto nel giorno della prima comunione, un bel diario rilegato in pelle con tante pagine su cui poter far scrivere alle persone care, parenti o amici, dei pensieri da conservare per il futuro. Ora non si usa più, ma per me è stato emozionante aprire quei diari appartenuti a mia nonna e a mia mamma. Sono rovinati dall'umidità della cantina, le loro pagine sono ingiallite, ma ancora conservano i disegni e i pensieri vergati con quella scrittura di tanti anni fa.
















 Il diario di mia nonna è datato nel maggio del 1898 e leggendo i pensieri di quelle che credo fossero le sue compagne di scuola, ho dedotto che quelli erano i giorni della fine di un corso di studi che avrebbe visto tutte quelle ragazze andare nel mondo col loro diploma di maestra.

Mia nonna all'epoca era già orfana di entrambe i genitori e da Padova (dove aveva frequentato la scuola magistrale) si sarebbe poi spostata a Mestre e da ultimo a Verona.










Quello di mia madre le è stato regalato il giorno del suo 14° compleanno, il 30 luglio del 1923 da sua madre, cioè mia nonna e l'ha accompagnata fino al 1930 con le dediche, i pensieri e i disegni delle sue amiche.







E per ultimo il mio datato 1957 con le dediche della mamma, del papà, della mia maestra delle elementari, delle compagne di classe e degli amici del cortile, degli amici dei miei genitori e perfino la foto con dedica e autografo di Adolfo Consolini grande discobolo italiano.









 Oggi se dovessi regalare un diario di questo genere a mia nipote forse mi guarderebbe "strano" perché oggi non si usa più scrivere pensieri con la penna su un diario rivestito di pelle, ora si manderebbe un messaggino sul cellulare con la segreta speranza che non venga cancellato in un attimo.

martedì 4 aprile 2017

Il cellulare

Sono dell'idea che il cellulare sia stata un'ottima invenzione finché si trattava di essere reperibili con facilità, ma negli ultimi anni ho visto questa utile invenzione diventare un mezzo di schiavitù per l'uomo.
Ho resistito fino a che ho potuto prima di averne uno, mi serviva soprattutto per essere reperibile a causa delle condizioni di salute di mia madre e anche assentarmi per andare a fare la spesa era un problema viste le frequenti piccole ischemie che colpivano mia madre.
Ho faticosamente imparato ad usarlo, ma ci sono riuscita, poi come credo sia capitato a molti, quel piccolo aggeggio che doveva servire solo a ricevere e fare chiamate o messaggi si è trasformato in un infernale aggeggio che ti permetteva di avere sottomano anche internet con i social media, di fare fotografie, brevi filmati da mettere in rete all'istante. E' così cominciata la schiavizzazione del nostro tempo.
Mi sono stati regalati modelli sempre più tecnologici di cui sapevo a mala pena usare un 50% delle loro proprietà. I tecnologi di casa mia mi hanno aperto internet, collegato a face-book a Whatsapp fino a che stanca di vedere il mio cellulare sempre in attività anche di notte (per riuscire a caricare foto inviate da parenti a amici) ho preso una decisione drastica: ho disattivato tutto. Ora il mio cellulare serve solo a fare e ricevere chiamate e mandare o ricevere messaggi, con la conseguenza che la batteria non mi si scarica più dopo due ore.
Mi rendo conto di essere fuori dal giro, ma credo che vivere col cellulare in mano di giorno e di notte e a tutte le ore non faccia bene alla salute. Se esco a passeggiare voglio guardare dove metto i piedi non uno schermo.
Spesso mi rendo conto, guardando gli altri, che a furia di stare col cellulare in mano non guardano quello che fanno, non prestano attenzione se sono alla guida dell'auto o pedalano in bicicletta con conseguenze spesso disastrose. Insomma per quello che mi riguarda io non sono più schiava di quella scatoletta petulante, e vivo molto meglio.

venerdì 17 marzo 2017

17 marzo 1861- 17 marzo 1961




Oggi 17 marzo 2017 si festeggia il 156° anniversario dell'Unità d'Italia. 
Ricordo con tenerezza un giorno di marzo del 1961 quando in terza media con la mia classe siamo andate in gita a Torino per il centenario dell'Unità d'Italia. Che emozione prendere il pullman senza genitori e fare quello che per noi era un lungo viaggio da Milano a Torino, scoprire per la prima volta quella città. Per celebrare questo ragguardevole compleanno a Torino era stato costruito un intero nuovo quartiere nella parte sud della città chiamato ITALIA 61 dove erano state organizzate la Mostra Storica dell'Unità d'Italia,  la Mostra delle Regioni Italiane e l'Esposizione Internazionale del Lavoro.
 Le attrazioni principali furono la Monorotaia Alweg, il Cinerama (un sistema di proiezione cinematografica a 360° della Walt Disney), la funivia che passava sopra il Po collegando il Parco del Valentino con il Parco Europa ed edifici costruiti per l'occasione come il Palazzo del Lavoro e il Palazzo a Vela.
Naturalmente a scuola avevamo studiato il Risorgimento e ci sentivamo molto curiose nel visitare i Palazzi che avevano visto nelle loro bellissime sale camminare personaggi importanti come il Re e Camillo Benso conte di Cavour.
Certo l'Italia era "fisicamente" unita, non esistevano più ducati o regni o principati, tutto era stato riunito sotto lo scettro del Regno dei Savoia, ma se ci penso ora, con l'esperienza dei miei anni,  in quegli anni, come del resto anche ora, non c'era e non c'è l'unità degli Italiani.
Ricordo che in quegli anni i meridionali che emigravano al nord in cerca di un lavoro e di una speranza di vita migliore, erano trattati peggio che cani rognosi, tanto da poter leggere cartelli sulle porte dei bar che dicevano "vietato l'ingresso ai cani e ai terroni". 
Oggi forse i meridionali sono presi un po' meno di mira perché gli italiani se la prendono con un altro genere di immigrati, quelli che ci porta il mare e che arrivano dalla Siria, dall' Afganistan, dal Pakistan, dall'Africa del nord o sub Sahariana.
Ancora oggi più che Italiani gli abitanti di questo Paese, si sentono Piemontesi, Padani, Napoletani (neppure Campani), Siciliani, Alto Atesini, c'è ancora molto, troppo campanilismo, non sappiamo essere orgogliosi di tutta la nostra bella Italia che si parli delle Alpi o si parli della Sicilia: ci si ferma ad essere orgogliosi della propria città, al massimo della propria regione, ma non si va più in là.....e mi spiace doverlo dire, ma gli Italiani sono fieri della loro bandiera e cantano con orgoglio il loro inno solo quando si vince una coppa del mondo in campo calcistico o un campionato mondiale di corsa di moto o di auto.
Ecco il giorno in cui gli italiani saranno veramente uniti, allora sì si sarà compiuta davvero l'Unità d'Italia.