a me gli occhi

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Miw - la gatta

lunedì 23 dicembre 2013

Ed è di nuovo Natale!

                                                                                                                                                                       Il tempo corre ed è già passato un anno da quando in questa casa girava col suo pancione mia nuora. Ora il pancione non c'è più, al suo posto c'è una bimba che gattona felice nascondendosi sotto il lettone dei nonni o facendo il "camel trophy" tra le gambe delle sedie sotto il tavolo della cucina. Ora la mia casa ha cambiato look, la sala non è più quella bella stanza grande sempre in ordine che era prima ora è una sala giochi/nanna per mia nipote: lettino, grande tappeto pieno di giochi sparsi e i divani e le poltrone tutte spinte in fondo a fare da muraglia agli oggetti più delicati e fragili.
Per la prima volta la cena della vigilia non verrà fatta a casa mia ma a casa di mio figlio perché la piccolina deve fare il suo primo natale a casa sua, così domani sera vedremo la sua faccina quando aprirà tutti i pacchi regalo che ci sono per lei, sarà la sua festa, sarà, come deve essere, la festa dei bambini.
.....mia nipote mi sta chiamando e quindi mi resta solo il tempo di dire a tutti voi che avete la bontà di leggermi che questo che arriva sia un FELICE NATALE che la serenità sia vostra fedele compagna non solo in questi giorni, ma in tutti i giorni a venire.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                        TANTI TANTISSIMI AUGURI  A TUTTI                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                        

martedì 17 dicembre 2013

E' arrivato da lontano.....

ha attraversato l'Oceano Atlantico ed è arrivato questa mattina a casa mia: un bellissimo biglietto di auguri da un amico di internet che vive a Blairsville Pennsylvania. Forse sarà che apparteniamo entrambi a generazioni di una volta che erano abituate a scrivere a mano i propri auguri, sarà che noi ancora apprezziamo il fatto di ricevere posta, posta vera con tanto di busta e francobollo e scritta a mano, sarà per le belle frasi che ci si ingegna di scrivere,  per me questo è un dono bellissimo. Ancora più bello poi è scoprire che quanto scrivo su questo blog viene usato dal mio amico Gil e dai suoi amici per studiare la nostra lingua. Sono veramente lusingata che queste righe di miei pensieri e ricordi servano a qualcuno per imparare l'italiano.
Caro Gil e cari amici della "Gang" grazie! Grazie degli auguri e grazie di continuare a leggermi: spero solo di non annoiarvi mai e se mai ci fosse qualcosa di poco chiaro in quello che scrivo, non esitate a chiedere spiegazioni. A voi giungano i miei migliori auguri di Buon Natale e di un Anno Nuovo portatore di serenità e salute.

domenica 15 dicembre 2013

I ricordi

I ricordi sono come farfalle che volano nella nostra mente, qualche volta inafferrabili, qualche volta si posano e noi per pochi attimi riusciamo a rivivere quei momenti passati. Momenti belli  ricordi belli, che come variopinte farfalle subito si alzano in volo e ci lasciano l'essenza dei loro colori. Momenti brutti ricordi tristi che come falene scure e ineleganti continuano a girare intorno a noi lasciandoci sensazioni angosciose. Qualche volta il nostro cervello si difende dai ricordi dolorosi cancellandoli, smorzandoli fino a farli sparire sotto coltri spesse di ricordi inutili. Qualche volta gli attimi felici sono talmente istantanei che non si riesce ad afferrarli in un ricordo da tirare fuori come una coperta calda nei momenti bui. La nostra vita è fatta di ricordi, noi siamo fatti di ricordi e finché saremo in grado di ricordare saremo vivi. Ma è importante anche lasciare i ricordi agli altri, perché il nostro passaggio nella vita non sia stato inutile e finché sarà vivo il nostro ricordo continueremo a vivere nel cuore di chi ci vuol ricordare.

martedì 3 dicembre 2013

Il mio nome è Nessuno

Solo ieri l'ennesima notizia della morte di sette cinesi che praticamente vivevano reclusi nel capannone dove lavoravano per un pugno di riso. Nessuno si è presentato a riconoscere i loro cadaveri, nessuno si è presentato a piangere e reclamare i loro corpi per la sepoltura, sono non-persone che vengono clandestinamente in Italia spesso usando passaporti di persone morte (tanto per noi sono tutti uguali, chi potrebbe vedere differenze fra la faccia di uno o dell'altro se più o meno sono della stessa conformazione fisica?), sono solo schiavi che devono lavorare giorno e notte vivendo, dormendo, mangiando praticamente sulla stessa sedia dove lavorano chini su una macchina da cucire. Prato ormai è diventata una provincia della Cina. Le realtà artigianali italiane che là esistevano ormai non ci sono più perché non sono più in grado di confrontarsi con un mercato dove le leggi italiane non vengono rispettate, dove non vengono rispettate le norme di sicurezza, dove le tasse vengono troppo spesso eluse, mentre i ricavi vengono spediti in Cina e svaniscono dal nostro Paese.
Certo ora si comincerà a incriminare i proprietari del capannone, i proprietari della ditta (che sono già spariti), si comincerà a chiedersi come mai chi doveva controllare non l'ha fatto o peggio ha chiuso gli occhi per non vedere, ma i veri colpevoli siamo noi acquirenti, ogni volta che al mercato cerchiamo il maglioncino o il jeans da 5 euro ben sapendo che per pagarlo così poco qualche donna o ragazzino cinese  ha lavorato per un pugno di riso per 20 ore al giorno. Stiamo affossando le realtà artigianali italiane solo con questo. I nostri artigiani pagano le tasse, sono controllati dalla finanza, dall'ASL e ....non facendocela più, chiudono.
Intendiamoci, non ce l'ho con quei poveri cristi che ci rimettono le penne, ce l'ho con chi dovrebbe fare dei controlli seri sulle comunità cinesi, controlli a tutto campo perché non è giusto che dei poveri Nessuno vengano a morire bruciati vivi così lontano dalla loro terra.

domenica 24 novembre 2013

27 novembre 1973

Fra tre giorni saranno quarant'anni dal giorno in cui ho discusso la mia tesi alla Facoltà di Scienze Geologiche dell'Università Statale di Milano. Quanto tempo è passato! Una vita. Quel giorno, me lo ricorderò sempre, ero molto emozionata. Avevo fatto prove su prove davanti allo specchio ripetendo la presentazione che avrei dovuto fare davanti alla commissione di esame, ma temevo il classico black-out da "fifa". Eravamo in otto quel giorno a discutere la tesi i nostri rispettivi lavori si concatenavano l'un l'altro in un lavoro più grande: erano tessere di un puzzle che ricopriva il territorio delle Langhe sul quale il nostro professore Romano Gelati stava svolgendo degli studi per una pubblicazione.  Avevamo fatto i rilievi in loco e raccolto campioni di terreno dal quale in laboratorio dopo i lavaggi e le operazioni necessarie avevo estratto i microfossili che avrei studiato sotto un microscopio a scansione per determinare il loro riconoscimento e stabilire le datazioni di quei terreni.
Ho perfino scoperto un paio di specie non conosciute e con mio grande stupore il Professore mi invitò a chiamarli col mio nome. Ho scritto personalmente a macchina la mia
 tesi sulla mitica Olivetti Lettera 35 e ho disegnato profili geologici (purtroppo il tempo ha ingiallito il mio lavoro), fatto sezioni, schemi, colorato carte geologiche e topografiche......il tutto compariva in un raccoglitore chiamato Allegati.

Tornando a quel 27 novembre, dicevo, ero molto emozionata, ma quando arrivai alla Sede Universitaria di via Festa del Perdono, dove si sarebbe compiuta la fine del mio corso di studi, l'emozione si tradusse in panico: davanti all'Università si erano radunati degli studenti che man mano il tempo passava aumentavano in numero, per contestare e occupare la sede universitaria. Sgattaiolammo dentro e ci andammo a rifugiare in quella striminzita aula, un po' decentrata, dove con un orecchio alla porta e uno ai professori, avremmo discusso le nostre tesi.
Uno alla volta facemmo il nostro dovere con il terrore che all'improvviso quella porta, che era stata chiusa a chiave, all'improvviso venisse abbattuta dai contestatori e che noi saremmo stati buttati fuori a manganellate. Fortunatamente tutto andò bene e alla fine noi tutti riuscimmo a esporre le nostre tesi, a rispondere alle domande della Commissione e a tirare un gran respiro di sollievo.

Ricorderò sempre con gioia e stupore la faccia di mio padre dopo che fui proclamata "dottore" era talmente emozionato che il suo viso era diventato rosso come un pomodoro. Mio padre era un uomo di poche parole e infatti parole non ne disse, non ne era in grado, ma il suo viso mi parlò in silenzio e quello che mi disse l'ho ancora dentro me.

venerdì 22 novembre 2013

Caro Paese mio.....

....ti scrivo questa lettera per scusarmi con te. Sono nata sulla tua terra, sono cresciuta giocando sui tuoi prati, ho goduto dei tuoi mari e delle tue montagne. Ho studiato la tua storia e la tua formazione geologica, ho visto le ferite che ti hanno inferto, gli scempi a cui sei stato sottoposto, la mancanza di educazione nei tuoi confronti da parte di chi vive su di te e di te. Ho goduto del tuo clima, dei freddi inverni nevosi e delle calde estati azzurre, delle primavere e degli autunni colorati, ho nutrito il mio spirito con tutte le tue bellezze naturali e delle opere d'arte lasciate in eredità dai nostri antenati. Ho cercato di trasmettere l'amore e il rispetto che ho per te ai miei figli, ma non è stato abbastanza. Troppi miei simili ti hanno depredato, ferito, distrutto, non hanno rispettato le leggi della natura, sventrando montagne e disboscando senza criterio boschi e colline, impoverendo le loro difese naturali. Hanno canalizzato torrenti e fiumi, rendendoli armi micidiali in caso di piogge eccezionali. Hanno riempito i letti dei fiumi di spazzatura e i mari di plastica, uccidendo la vita nei mari e nei fiumi, hanno avvelenato la tua terra e il tuo cielo. Ma non sono solo i miei compatrioti a fare tutto questo. In tutto il mondo l'uomo sta uccidendo lentamente la Terra, contribuendo anche a esacerbare i cambiamenti climatici che esistono già in natura da che il nostro pianeta si è formato 4500 milioni di anni fa.
Se l'uomo non imparerà a rispettarti, a difenderti, a far guarire le tue ferite, se non imparerà ad amarti e non a sfruttarti, presto non avremo più una terra da poter chiamare patria, presto non avremo più un pianeta su cui vivere.

domenica 10 novembre 2013

E' arrivata la televisione!

Era l'aprile del 1952 e avevo circa sei anni. Con mia madre ero andata a Milano a vedere la Fiera Campionaria, cosa che per me era più che andare a Disneyworld, più che andare in vacanza al mare, era fare un viaggio avventuroso fino a Milano, era tuffarmi nel futuro, era tornare a casa piena di omaggi pubblicitari, di locandine, di libriccini da poter orgogliosamente mostrare ai miei compagni di giochi. Si andava alla Fiera pieni di aspettative, di curiosità.
Chissà che novità vi avrei trovato, quante nuove invenzioni avrei potuto vedere! Sì quell'anno la novità c'era e anche grossa: la televisione era finalmente arrivata, quella scatola magica che faceva sognare tutti, grandi e piccoli tra non molto tempo sarebbe stata in tutte le case.
Quando la sera arrivai a casa, a Villasanta dove abitavo, non stavo più nella pelle, tanto ero eccitata all'idea di raccontare al mio papà cosa avevo visto: entrai di corsa in quella che doveva essere la nostra sala da pranzo, ma che in effetti era uno studio-laboratorio di mio padre dove lui trafficava con tutte le sue cose elettriche e........rimasi senza parole! Davanti a me sul tavolo c'era una di quelle scatole magiche...un televisore!                                                                    
Mi sentivo come fossi in un sogno, non ci potevo credere: quella cosa costava un sacco di soldi e noi non ce la potevamo certo permettere. Guardavo il mio papà e non capivo. Allora lui mi disse: "mi hanno prestato questo apparecchio televisivo perché devo studiare e costruire delle antenne televisive che riescano a catturare le onde televisive. Mi raccomando non lo toccare mai, non è nostro e se si rompe........"
E chi lo toccava? Per me era come se fosse di ferro rovente, non lo avrei toccato per niente al mondo!

Potei vedere così le primissime trasmissioni di prova che venivano inviate da Torino: duravano forse mezz'ora non di più, ma io rimanevo lì a bocca aperta e zitta, si può dire che manco respiravo per la paura di "disturbare"!
Il 10 settembre del 1952 venne trasmesso il primo Telegiornale in via sperimentale, durò circa 15 minuti, ma c'erano addirittura dei collegamenti con le altre sedi RAI.
Naturalmente quel televisore rimase in casa nostra come pagamento del lavoro fatto da mio padre con le antenne e io divenni molto importante per tutti i miei compagni di cortile. Eh sì dovevano tenermi buona e cara altrimenti non avrei fatto loro vedere i telefilm di RIN TIN TIN che venivano mandati in onda alle 17 con la TV dei Ragazzi!
Pensate in quegli anni in tutta Villasanta c'erano solo due Televisori, uno era in casa della famiglia più ricca del paese e l'altro era in casa mia!
Naturalmente quando iniziarono le trasmissioni di Lascia o Raddoppia o quando c'era il Festival di San Remo, praticamente tutte le famiglie del cortile venivano la sera a casa nostra, tutti stretti in cucina a guardare Mike Buongiorno che conduceva i suoi quiz o ad ascoltare Nilla Pizzi o Natalino Otto che si esibivano a San Remo. Poi i televisori cominciarono ad arrivare un po' in tutte le case, erano diventati più abbordabili come spesa e naturalmente cominciarono a diventare uno status symbol.
Ora esistono televisori bellissimi a colori, ad alta definizione, con schermi giganti e centinaia di canali fra cui spaziare, ma quel televisore, credetemi, per me rimarrà sempre " IL TELEVISORE" per eccellenza.