un paese, il paese degli scontenti. Tutti avevano sempre da protestare, tutti dovevano sempre criticare ciò che facevano gli altri. Se uno qualsiasi dei suoi abitanti proponeva una miglioria c'era sempre qualcuno che diceva no, non va bene così. Tutti erano politici migliori di quelli che governavano, tutti erano economisti migliori di chi gestiva il bene pubblico, tutti erano arbitri migliori di chi stava sul campo col fischietto. Se qualcuno si prendeva la briga di dare una mano a chi affogava, c'era sempre chi diceva che quando lui rischiava di affogare (nella vasca da bagno) nessuno gli aveva porto una mano. Non parliamo poi di seguire le leggi, quelle erano sempre gli altri che le dovevano seguire, che dovevano sottostare alle regole lui poteva farne a meno, lui era un'altra cosa. Il governante di turno era naturalmente il capro espiatorio di tutti i mali e in quel caso si sprecavano i "se fossi stato io a decidere avrei fatto meglio". Se succedeva qualcosa e il protagonista era uno che veniva da fuori ecco che si cominciava a criticare come era stata gestita la cosa o si sentenziava che tutti quelli che venivano da fuori erano ladri, delinquenti, ma se il protagonista era uno del paese allora la sentenza era....se fosse stato uno di fuori gli avrebbero fatto ponti d'oro invece che fargli la multa. Insomma in quel paese erano proprio tutti scontenti. Finché un giorno tutto ma proprio tutto cominciò ad andare a catafascio e il paese non più protetto diventò facile preda di chi della scontentezza degli altri fece la contentezza sua.
Stretta è la foglia, larga la via, dite la vostra che ho detto la mia.
certo che matta sono matta: mettersi alla mia età a fare un blog, che quasi quasi non so neppure che vuol dire la parola Blog. Ma io ci provo: sono o non sono veronese? e i veronesi si sa...son tutti matti! Magari sarà la volta buona che metterò nero su bianco i ricordi, le esperienze fatte. Chissà? Incrocio le dita!
mercoledì 13 maggio 2015
mercoledì 11 marzo 2015
io e la ....genealogia
Quando poco più di 10 anni fa sono entrata a far parte anche io del web, la prima curiosità che mi sono voluta togliere è stata di cercare di capire quante persone col mio stesso cognome avrei potuto "incontrare" virtualmente.
Attraverso Skype e l'esame degli elenchi telefonici, non solo italiani, ho scoperto che i Boin erano molti di più all'estero che non in Italia. Ecco una prima tabella che avevo approntato all'epoca:
BOIN NEL MONDO/BOIN DIFFUSION IN THE WORLD
Europa
Italia 141
Francia 617
Olanda 166
Germania 113
Svizzera 111
Belgio 3 piscine intitolate a V. Boin
Australia 21
Nuova Zelanda 1
Canada 17
Usa 300
Argentina 16
La mia domanda quindi si era spostata sull'origine di questo cognome: era di origine Italiana o per esempio Francese? Erano dei Boin italiani che erano emigrati in Francia e da lì in altri paesi o erano dei Boin francesi che erano emigrati in Italia? Sapevo che, per ricerche araldiche fatte fare da mio zio, la famiglia Boin aveva le sue radici nella Repubblica di Venezia e che si erano trovate tracce di questo cognome fin dal 1374, mentre tutte le ricerche che sono riuscita a fare tramite siti di genealogia, mi davano notizie sicure dei Boin Francesi che arrivavano solo fino al 1600.
Questa domanda a tutt'oggi è rimasta senza risposta, anche perché, volendo creare il mio albero genealogico, mi sono scontrata con la mancanza di documenti relativi ai miei nonni paterni, documenti che sono andati perduti dall'ufficio anagrafe del comune di Bassano del Grappa a causa di un incendio e dal fatto che non vivendo vicina alle località che li videro nascere, non ho la possibilità di andare a scartabellare i vecchi registri parrocchiali.
Mi sono consolata così cercando di creare l'albero genealogico della famiglia di mio marito. In questo caso ho avuto più fortuna perchè erano ancora vive due vecchie zie che detenevano vivi i ricordi dei loro antenati, addirittura con date di nascita e morte. Facendo ricerche sul nonno di mio marito che era stato per lavoro negli Stati Uniti più di una volta mi sono imbattuta nei nomi di suoi fratelli sulle liste passeggeri di Ellis Island e ho così scoperto che uno di loro si era fatta una famiglia a New York, anche se seguire le sue tracce non è stato facile perchè anche in quel caso chi scriveva i documenti relativi ai censimenti spesso modificava i nomi e i cognomi rendendo davvero difficile la ricerca.
Per mia fortuna sempre attraverso Facebook ho conosciuto un ragazzo di origini italo argentine che stava costruendo l'albero genealogico del ramo della famiglia di mio marito originaria di Montalto Uffugo. Grazie al suo lavoro certosino è riuscito a costruire un albero genealogico con ben 1960 nomi in diversi rami che coprivano l'emigrazione sia in America del sud che negli Stati Uniti e facendo conoscere tra loro queste persone che erano legate da quel sottile ma indistruttibile filo del DNA che li legava malgrado il tempo e lo spazio. Grazie a lui, in un nostro viaggio a Buenos Aires abbiamo conosciuto un suo zio che è cugino in quinto o sesto grado di mio marito, visto che i loro rispettivi trisnonni erano fratelli.
La curiosità per la genealogia mi ha spinto a offrirmi come volontaria per un lavoro di raccolta dati per un Data Base di una università americana che voleva mettere in una banca digitale tutti i dati che venivano raccolti con microfilm nelle varie questure dei maggiori porti italiani, da dove partivano la maggioranza degli emigranti. Spesso ho trovato insieme alle domande di passaporto anche lettere scritte in un incerto italiano da madri che chiedevano al console italiano di qualche città del Sud America notizie di figli emigrati colà e dei quali da mesi non avevano notizie. Da questi documenti non estraevo solo nomi cognomi e date di nascita, ma riuscivo a immaginare le loro storie, storie di povertà, di speranza in un domani migliore. Ho avuto modo di conoscere diversi nipoti e pronipoti di emigranti italiani che grazie a internet sono riusciti a mettersi in contatto con lontani parenti dei rami italiani delle loro famiglie e nel mio piccolo li ho aiutati nel fornire anche traduzioni di mail dall'italiano all'inglese e viceversa. Per me è stato molto gratificante sapere che ci sono persone, nate e cresciute in altri paesi, che si sentono ancora profondamente italiani e che desiderano conoscere meglio il Paese di origine dei loro antenati.
martedì 3 marzo 2015
Viaggiare in treno.....che emozione!
Sono nata subito dopo la guerra e i mezzi di trasporto non erano molti. Chi si doveva spostare da una città all'altra difficilmente possedeva un'automobile, doveva prendere il treno Treni scomodi con sedili di legno (la famosa terza classe dove si pagava di meno), oppure con dei sedili "imbottiti" che erano più duri di quelli di legno.
Nei primi anni '50 il viaggio che con mia madre facevo almeno due volte l'anno era Milano - Verona, per poter andare a trovare la famiglia di mia madre, nonni e zii che colà vivevano. Per me prendere il treno rappresentava sempre un'avventura, ero sempre elettrizzata al pensiero di salire quei gradini alti che dal marciapiede mi avrebbero permesso di arrivare allo scompartimento, di cercare il posto e farci aiutare da qualche forzuto a posare la nostra valigetta sopra la rete posta in alto sopra i sedili. Il viaggio durava delle ore, tre o quattro, anche se noi prendevamo il diretto che fermava solo in pochissime stazioni. Poi si arrivava alla stazione di Verona dove trovavamo zio Piero (fratello di mia madre) ad attenderci. Intorno ai primi anni '60 feci lo stesso tragitto da sola per la prima volta. Accompagnata in stazione Centrale a Milano dal mio papà e prelevata alla stazione di Porta Nuova a Verona dallo zio, avevo assaporato quel mio primo viaggio da "persona adulta" minuto per minuto, tra la paura dell'ignoto e la curiosità di mettermi alla prova.
Sempre negli stessi anni veniva inaugurato un treno veramente "fantascientifico" per l'epoca: il SETTEBELLO. Era un treno per VIP, con scompartimenti che sembravano salottini, il vagone ristorante, quello dove poter prendere al bar qualcosa durante il viaggio e ogni comfort immaginabile. Io non ci sono mai salita, ma lo conoscevo benissimo in ogni dettaglio, perché il padre di un mio compagno di gioco che si dilettava in lavori di bricolage lo aveva riprodotto fedelmente in legno ed era funzionante sul suo tracciato con rotaie, stazioni immerse nelle colline con gallerie e pianure.
Oggi i treni sono talmente veloci che quasi quasi non fai in tempo a salirci che sei arrivato e non parlo di viaggi brevi, ma di viaggi dove per attraversare l'Italia ci vogliono poche ore. Certo questi sono treni di un certo "livello" perché se il discorso passa ai treni destinati ai pendolari allora il discorso è completamente diverso. Anzi sembra che ogni anno riescano solo a far aumentare le tariffe, mentre diminuiscono considerevolmente le carrozze adibite a questo servizio. Si costringe in un certo senso la gente a usare la macchina, spendendo di più sia in costi che tempi e inquinando di più l'aria.
Ormai il treno lo prendo raramente, viaggio più in aereo, ma il fascino del viaggio in treno è un'altra cosa.
Nei primi anni '50 il viaggio che con mia madre facevo almeno due volte l'anno era Milano - Verona, per poter andare a trovare la famiglia di mia madre, nonni e zii che colà vivevano. Per me prendere il treno rappresentava sempre un'avventura, ero sempre elettrizzata al pensiero di salire quei gradini alti che dal marciapiede mi avrebbero permesso di arrivare allo scompartimento, di cercare il posto e farci aiutare da qualche forzuto a posare la nostra valigetta sopra la rete posta in alto sopra i sedili. Il viaggio durava delle ore, tre o quattro, anche se noi prendevamo il diretto che fermava solo in pochissime stazioni. Poi si arrivava alla stazione di Verona dove trovavamo zio Piero (fratello di mia madre) ad attenderci. Intorno ai primi anni '60 feci lo stesso tragitto da sola per la prima volta. Accompagnata in stazione Centrale a Milano dal mio papà e prelevata alla stazione di Porta Nuova a Verona dallo zio, avevo assaporato quel mio primo viaggio da "persona adulta" minuto per minuto, tra la paura dell'ignoto e la curiosità di mettermi alla prova.
Sempre negli stessi anni veniva inaugurato un treno veramente "fantascientifico" per l'epoca: il SETTEBELLO. Era un treno per VIP, con scompartimenti che sembravano salottini, il vagone ristorante, quello dove poter prendere al bar qualcosa durante il viaggio e ogni comfort immaginabile. Io non ci sono mai salita, ma lo conoscevo benissimo in ogni dettaglio, perché il padre di un mio compagno di gioco che si dilettava in lavori di bricolage lo aveva riprodotto fedelmente in legno ed era funzionante sul suo tracciato con rotaie, stazioni immerse nelle colline con gallerie e pianure.
Oggi i treni sono talmente veloci che quasi quasi non fai in tempo a salirci che sei arrivato e non parlo di viaggi brevi, ma di viaggi dove per attraversare l'Italia ci vogliono poche ore. Certo questi sono treni di un certo "livello" perché se il discorso passa ai treni destinati ai pendolari allora il discorso è completamente diverso. Anzi sembra che ogni anno riescano solo a far aumentare le tariffe, mentre diminuiscono considerevolmente le carrozze adibite a questo servizio. Si costringe in un certo senso la gente a usare la macchina, spendendo di più sia in costi che tempi e inquinando di più l'aria.
Ormai il treno lo prendo raramente, viaggio più in aereo, ma il fascino del viaggio in treno è un'altra cosa.
venerdì 9 gennaio 2015
Libertà
Dice Wikipedia:
Per libertà s'intende la condizione per cui un individuo può decidere di pensare, esprimersi ed agire senza costrizioni, usando la volontà di ideare e mettere in atto un'azione, ricorrendo ad una libera scelta dei fini e degli strumenti che ritiene utili a metterla in atto.
In questi giorni si parla solo di questo, della libertà, della libertà di stampa.....dopo i tragici eventi accaduti a Parigi.
Ma dove inizia e dove finisce la libertà di ogni individuo? Sono molto confusa, lo devo ammettere.
Mio padre mi ha sempre insegnato che la propria libertà finisce quando incontra la libertà di chi ti sta accanto, perché è impensabile che io possa ledere la libertà altrui per affermare la mia di libertà.
L'uomo, tutti gli uomini dovrebbero nascere liberi, liberi di pensare, liberi di fare, di esprimersi......ma se il mio pensiero, se il mio modo di esprimermi va ad offendere a ledere la dignità di chi non la pensa come me, sono io veramente libero?
E vogliamo parlare della libertà di stampa? Certamente si deve essere liberi di comunicare notizie, di far sapere a tutti ciò che accade, ma troppo spesso (soprattutto mi riferisco a giornali scandalistici o di gossip) invece che informare si inventano o si gonfiano e distorcono notizie infamando gratuitamente persone che rischiano di vedersi rovinare la vita magari per pure maldicenze.
Anche la cosiddetta satira, è bella, è divertente ma perché fare satira sui credo religiosi? Non sono una bigotta, ma mi da parecchio fastidio quando vedo barzellette o disegni satirici sui simboli religiosi e questo non lo dico per giustificare i terroristi che in nome di Hallah hanno fatto una strage, mi da fastidio anche se si parla di cattolicesimo, buddismo o induismo.
I vecchi dicevano ....scherza pure con dame e fanti, ma non scherzare con i santi.
La vera libertà è fatta di rispetto. La vera libertà è fatta di compromessi perché nessuno può definirsi veramente libero, se non può garantire la libertà dell'altro. La vera libertà è fatta di comprensione reciproca, perché se non capisci la libertà del tuo vicino, non puoi aspettarti che lui capisca la tua.
Per libertà s'intende la condizione per cui un individuo può decidere di pensare, esprimersi ed agire senza costrizioni, usando la volontà di ideare e mettere in atto un'azione, ricorrendo ad una libera scelta dei fini e degli strumenti che ritiene utili a metterla in atto.
In questi giorni si parla solo di questo, della libertà, della libertà di stampa.....dopo i tragici eventi accaduti a Parigi.
Ma dove inizia e dove finisce la libertà di ogni individuo? Sono molto confusa, lo devo ammettere.
Mio padre mi ha sempre insegnato che la propria libertà finisce quando incontra la libertà di chi ti sta accanto, perché è impensabile che io possa ledere la libertà altrui per affermare la mia di libertà.
L'uomo, tutti gli uomini dovrebbero nascere liberi, liberi di pensare, liberi di fare, di esprimersi......ma se il mio pensiero, se il mio modo di esprimermi va ad offendere a ledere la dignità di chi non la pensa come me, sono io veramente libero?
E vogliamo parlare della libertà di stampa? Certamente si deve essere liberi di comunicare notizie, di far sapere a tutti ciò che accade, ma troppo spesso (soprattutto mi riferisco a giornali scandalistici o di gossip) invece che informare si inventano o si gonfiano e distorcono notizie infamando gratuitamente persone che rischiano di vedersi rovinare la vita magari per pure maldicenze.
Anche la cosiddetta satira, è bella, è divertente ma perché fare satira sui credo religiosi? Non sono una bigotta, ma mi da parecchio fastidio quando vedo barzellette o disegni satirici sui simboli religiosi e questo non lo dico per giustificare i terroristi che in nome di Hallah hanno fatto una strage, mi da fastidio anche se si parla di cattolicesimo, buddismo o induismo.
I vecchi dicevano ....scherza pure con dame e fanti, ma non scherzare con i santi.
La vera libertà è fatta di rispetto. La vera libertà è fatta di compromessi perché nessuno può definirsi veramente libero, se non può garantire la libertà dell'altro. La vera libertà è fatta di comprensione reciproca, perché se non capisci la libertà del tuo vicino, non puoi aspettarti che lui capisca la tua.
giovedì 1 gennaio 2015
C'era una volta il Capodanno
Noi tutti, che festeggiamo il Capodanno allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre, pensiamo che questa sia la data che sempre ha scandito il passaggio tra il vecchio e il nuovo anno: ma non è così. Gli antichi Babilonesi circa 4000 anni fa festeggiavano il Capodanno in corrispondenza della prima luna nuova dopo l'equinozio di primavera, mentre i Celti festeggiavano nella notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre, ovvero Halloween, il passaggio tra la "morte della vegetazione" e la sua rinascita che avveniva poi in primavera. La data del 31 dicembre-1 gennaio è stata adottata nel 46 a.C. da Giulio Cesare (calendario Giuliano) che riprende e modifica il calendario egizio adottando il 1° gennaio invece del 1°marzo. Nel 1582 il Papa Gregorio XIII modifica il calendario Giuliano con l'introduzione dell'anno bisestile ogni 4 anni (Calendario Gregoriano).
Tuttavia per molti popoli la data del Capodanno non è la stessa che conosciamo noi. Ad esempio anticamente in alcune zone della Calabria e della Puglia si festeggiava il 1° settembre seguendo il calendario Bizantino, mentre fino al 1752 in Inghilterra e Irlanda il capodanno si festeggiava il 25 marzo Giorno dell'Incarnazione. In Francia coincideva con la Pasqua, in Spagna fino al 1600 coincideva con il Natale.
Per mettere fine a tutte queste differenze locali nel 1691 il Papa Innocenzo XII decretò che il capodanno dovesse iniziare per tutti il giorno della Circoncisione ossia il 1° gennaio.
Attualmente nel resto del mondo ci sono popoli che hanno tuttora una data di capodanno diversa dalla nostra, come la Cina. Il suo capodanno non ha una data precisa perché viene calcolato nel giorno della seconda luna piena dopo il solstizio d'inverno e quindi è compreso tra il 21 gennaio e il 21 febbraio.
Il capodanno Islamico invece si festeggia nel primo giorno del mese di Muharram (tra la fine di gennaio e i primi di febbraio).
In Iran il capodanno cade in concomitanza dell'equinozio di primavera.
Se poi vogliamo scavalcare l'Oceano Atlantico scopriremo che il capodanno Inca (Festa Mapuche) è il 24 giugno.
Il capodanno Ebraico si festeggia a settembre come quello Etiopico, mentre il Capodanno Indù si festeggia a metà novembre.
Anche le tradizioni e le scaramanzie sono diverse, da noi si mangiano le lenticchie e l'uva per assicurare un anno pieno di soldini, si indossano indumenti intimi rossi per assicurarsi una vita amorosa ....di fuoco.....si gettano dalla finestra cocci e cose vecchie (meno male che questa usanza si va perdendo, che ogni anno i ricoveri in ospedale erano numerosi) per far piazza pulita col passato, ci si bacia sotto il vischio pianta augurante pace e serenità, si fanno scoppiare petardi e fuochi di artificio perché il loro rumore allontani le cose brutte.
Se però siete in Giappone berrete sakè e dovrete ascoltare ben 108 colpi di gong che scandiranno il conteggio alla rovescia.
In Russia non dimenticate di aprire la porta all'anno nuovo, mentre alle Samoa ricordatevi di scopare tutti i pavimenti buttando la polvere raccolta fuori della porta perché lo sporco dell'anno vecchio non impedisca all'anno nuovo di entrare a casa vostra. Inoltre in molti paesi dell'America latina si usa bruciare un fantoccio, come del resto da noi in molte cittadine e paesi si brucia la vecchia per propiziare il raccolto. A Faenza si brucia il Niballo la notte del 5 gennaio per prevedere quale sarà il rione vincitore nel Niballo che verrà. In Romania si fanno gli auguri a tutti gli animali che si incontrano e si benedicono i campi. Insomma ogni Paese ha i suoi usi e scaramanzie.
Personalmente non ho grandi riti, ma mi piace tenere viva la tradizione di mia madre che il primo giorno dell'anno faceva un bucato, puliva per terra e magari stirava qualcosa. Era un modo per assicurarsi la routine quotidiana per tutto l'anno, perché, diceva, se dovrò fare mestieri vorrà dire che sono viva! Per questo stamattina ho fatto due bucati e li ho stesi al sole.
mercoledì 31 dicembre 2014
lunedì 29 dicembre 2014
uno va....e l'altro arriva
Ma come? siamo già arrivati alla fine dell'anno? ma se è cominciato solo ieri.......già il tempo corre, questi 365 giorni sono passati in un lampo, almeno per me.
L'attività di nonna è stata quella più impegnativa, ma vedere crescere giorno per giorno la mia nipotina, vederla gattonare e poi camminare e correre è stato bellissimo.
Un anno difficile questo 2014 che ha portato problemi a tutti. Ma anche un anno dedicato agli altri, a due bambini in particolare che sono diventati parte della mia famiglia, anche se non sono ancora riuscita a conoscerli di persona.
Un anno che mi ha regalato nuove amicizie che hanno arricchito la mia vita.
Un anno tutto sommato buono, almeno per me.
Fra 48 ore gli auguri voleranno da una bocca all'altra, da una persona all'altra, auguri che mi auguro siano sinceri e non dovuti alla solita ipocrisia del....bisogna farli. Allora comincio subito a fare gli auguri, ma più che gli auguri a ringraziare chi con la sua presenza ha fatto parte di questo anno che sta per finire:
Auguri e Grazie alla mia famiglia che mi appoggia nelle mie decisioni pazze.
Auguri e Grazie di cuore a tutte le nuove amiche faentine Donatella N., Donatella M. Roberta, Valentina, Alessia, Mara, Maria Teresa, Germana e tutte le altre che mi hanno aiutato ad aiutare Marco e Manuel.
Auguri e Grazie al mio nuovo amico Gianni del quale apprezzo molto ciò che scrive e come lo scrive.
Auguri alle amiche di una vita Anna e Giulia e grazie di continuare a sopportarmi.
Auguri e grazie agli amici di Taormina Carmelita e Antonio che mi hanno adottato come Taorminese.
Auguri agli amici lontani Gil, Judy e Valmir.
Auguri e grazie a tutti coloro che nel mondo trovano il tempo e la voglia di leggere il mio blog.
Ma soprattutto AUGURI E GRAZIE a Manuel e Marco che mi hanno permesso di entrare nelle loro vite, rendendo migliore la mia.
L'attività di nonna è stata quella più impegnativa, ma vedere crescere giorno per giorno la mia nipotina, vederla gattonare e poi camminare e correre è stato bellissimo.
Un anno difficile questo 2014 che ha portato problemi a tutti. Ma anche un anno dedicato agli altri, a due bambini in particolare che sono diventati parte della mia famiglia, anche se non sono ancora riuscita a conoscerli di persona.
Un anno che mi ha regalato nuove amicizie che hanno arricchito la mia vita.
Un anno tutto sommato buono, almeno per me.
Fra 48 ore gli auguri voleranno da una bocca all'altra, da una persona all'altra, auguri che mi auguro siano sinceri e non dovuti alla solita ipocrisia del....bisogna farli. Allora comincio subito a fare gli auguri, ma più che gli auguri a ringraziare chi con la sua presenza ha fatto parte di questo anno che sta per finire:
Auguri e Grazie alla mia famiglia che mi appoggia nelle mie decisioni pazze.
Auguri e Grazie di cuore a tutte le nuove amiche faentine Donatella N., Donatella M. Roberta, Valentina, Alessia, Mara, Maria Teresa, Germana e tutte le altre che mi hanno aiutato ad aiutare Marco e Manuel.
Auguri e Grazie al mio nuovo amico Gianni del quale apprezzo molto ciò che scrive e come lo scrive.
Auguri alle amiche di una vita Anna e Giulia e grazie di continuare a sopportarmi.
Auguri e grazie agli amici di Taormina Carmelita e Antonio che mi hanno adottato come Taorminese.
Auguri agli amici lontani Gil, Judy e Valmir.
Auguri e grazie a tutti coloro che nel mondo trovano il tempo e la voglia di leggere il mio blog.
Ma soprattutto AUGURI E GRAZIE a Manuel e Marco che mi hanno permesso di entrare nelle loro vite, rendendo migliore la mia.
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