a me gli occhi

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Miw - la gatta

domenica 3 luglio 2016

le guerre dei vigliacchi





E' di poche ore fa la notizia che a Dacca in Bangladesh 9 italiani sono stati barbaramente uccisi in un ristorante al grido di Allah è Grande. E' di pochi minuti fa la notizia che a Bagdad una auto bomba ha ucciso più di 80 persone per la strada. Queste sono le guerre di oggi, le guerre che fanno i terroristi nascondendosi dietro un pensiero religioso che di religioso non ha nulla perché gli stessi musulmani aborriscono queste interpretazioni estremistiche della loro religione.
Queste sono le "guerre" che io definisco dei vigliacchi, perché non c'è onore a combattere contro qualcuno che neppure sa di essere in guerra, contro qualcuno che come armi impugnava un coltello e una forchetta o che stava trascinando una valigia all'aeroporto. Guerre di vigliacchi come quelle di qualche decennio fa "combattute" dalle Brigate Rosse che seguendo un loro pensiero politico hanno fatto saltare treni, banche, piazze seminando centinaia di morti ogni volta tra persone innocenti che volevano solo fare un viaggio, fare un'operazione bancaria, o manifestare contro il terrorismo.
E' la stessa vigliaccheria che anima quei gruppi di ragazzi che stuprano una minorenne, è la vigliaccheria che porta qualcuno a fare una strage in un locale notturno frequentato da gay. Non c'è differenza.
La storia è piena di guerre vigliacche e finché ci saranno coloro che per avidità e guadagno continuano a vendere armi a chiccessia, questo tipo di guerre continueranno ad esistere.

domenica 26 giugno 2016

IL Palio del Niballo

« Udite, Madonne e Cavalieri de' turriti castelli della Val d'Amone, delle piane ubertose di Romagna, genti terriere et genti forastiere.
Accorrete alla tenzone ch'ogn'anno si corre nella quarta domenica di giugno. Dalla Porta del Ponte et Montanara, dalla Porta Imolese et Ravegnana e da Durbecco, dame e cavalieri, armigieri e balestri muoveranno, alte portando le insegne dei Rioni, per disputar sul campo della giostra l'ambìto Palio, ch'a vincitor compete. E voi, Madonne, festeggiate i cavalieri ch'a all'incontro giostreran da prodi non meno di colui che lauro conquisterà nella contesa. Alti volteggieran nel vento, d'abilissimi alfieri, gli stendardi et scalpitar di destrieri e balenar d'acciari, rinverdiranno i fasti della città manfreda. »
(Il Banditore chiama i Rioni "a singolar tenzone")


Odo in lontananza il rullo dei tamburi che dalla sede del Rione Giallo, dove abito, si stanno avvicinando alla Piazza. Fa molto caldo e penso con simpatia a tutti i figuranti dei vari Rioni che indossando costumi medioevali in velluto e armature di metallo dovranno sfilare fino allo stadio dove si terrà il Palio.
In Italia molte città di origine medioevale hanno il loro Palio, forse il più conosciuto è quello di Siena, ma garantisco che il Palio di Faenza non ha nulla da invidiare alle altre manifestazioni simili.
Le origini di questa giostra medioevale si perdono nel lontano 1410:

....« Hebbe per antichissima consuetudine questo nobile pubblico di proporre ogni anno un premio per invitar la gioventù ad esser assai presta nelli attrezzi cavagliereschi [...]. Al qual effetto si faceva piantar sulla piazza il saracino ovvero ANIBALLO et correre longa un carrera di cavalli. »

anche se poi perse di interesse per poi finire del tutto, fino all'era moderna quando nel 1959 fu recuperata.
Al Palio partecipano i quattro rioni storici Rosso,(Porta Imolese), Giallo (Porta Ponte) Verde (Porta Montanara) Nero (porta Ravegnana) in cui era divisa anticamente la città entro le mura e il Rione Durbecco (già Bianco) che raccoglie tutti i faentini che vivono al di là del fiume Lamone.
Durante il mese di giugno ogni rione organizza varie manifestazioni, spettacoli e banchetti, nella sua sede. Gli sbandieratori, i tamburini e le Chiarine si impegnano tutto l'anno nelle estenuanti prove per vincere le gare delle bandiere perché è un vanto per il rione che vince avere i migliori sbandieratori o i migliori tamburini o chiarine. Spesso questi artisti delle bandiere partecipano a gare internazionali e ultimamente hanno portato a Faenza premi prestigiosi.
Fra poco partirà il corteo che percorrerà tutto il corso Mazzini per raggiungere lo Stadio dove i cavalieri dovranno sfidarsi a coppie nel colpire il piccolo bersaglio largo solo 8 centimetri che è posto alla fine del braccio aperto del Niballo, caratteristico pupazzo che rappresenta il Saraceno. Ogni cavaliere dovrà giostrare con gli altri quattro e chi vince si porterà nelle sue file lo scudo del perdente, Chi vincerà più scudi vincerà il Palio.
Mi piacerebbe molto che questa manifestazione potesse varcare i ristretti confini della città e che venisse conosciuta e apprezzata anche da chi non vive qui perché fare un tuffo nel passato è sempre e comunque interessante e anche divertente.
Che vinca il migliore.





giovedì 9 giugno 2016

BASTA!

Basta! Non se ne può più! Non si fa a tempo ad accendere la televisione che subito ti senti sopraffare da notizie tragiche. Persone che annegano a centinaia nella speranza di una nuova vita, persone che vengono sfruttate come schiavi nelle nostre campagne. Uomini che ammazzano le loro donne e anche i loro figli perchè vengono lasciati dalla compagna. Gente che cerca ogni giorno di truffare altri o il datore di lavoro fingendo di essere sul posto di lavoro mentre invece va a fare altre cose. Politici che invece di gestire la cosa pubblica a favore della comunità, se ne approfittano per arricchire le loro tasche. BASTA! NON SE NE PUO' PIU'! Ma dove sta andando questa società? Guerre, conflitti, morti.....
Siamo ormai nel terzo millennio, la tecnologia e le scoperte scientifiche avrebbero dovuto far vivere tutti meglio e invece.....
Anche i social sono ormai diventati un veicolo per insultarsi, mettere in rete un sacco di false notizie che i più condividono con grande leggerezza aumentando il disagio, creando inutili paure fondate sul nulla....e così si crea una excalation di paure, di incertezze, di rabbia repressa che all'improvviso scoppia come una bomba nel modo più inaspettato.
Dove sono finiti il rispetto, l'onestà, la comprensione, l'onore?
Che mondo triste stiamo lasciando ai nostri figli e ai nostri nipoti.

domenica 14 febbraio 2016

San Valentino

Dice Wikipedia:
"Nato a Interamna (oggi Terni) in una famiglia patrizia, fu convertito al cristianesimo e consacrato vescovo di Terni nel 197, a soli 21 anni.
Nell'anno 270 Valentino si trovava a Roma, giunto su invito dell'oratore greco e latino Cratone, per predicare il Vangelo e convertire i pagani.
Invitato dall'imperatore Claudio II il Gotico a sospendere la celebrazione religiosa e ad abiurare la propria fede, rifiutò di farlo, tentando anzi di convertire l'imperatore al cristianesimo. Claudio II lo graziò dall'esecuzione capitale affidandolo a una nobile famiglia.
Valentino venne arrestato una seconda volta sotto Aureliano, succeduto a Claudio II. L'impero proseguiva nelle sue persecuzioni contro i cristiani e, poiché la popolarità di Valentino stava crescendo, i soldati romani lo catturarono e lo portarono fuori città lungo la via Flaminia per flagellarlo, temendo che la popolazione potesse insorgere in sua difesa. Fu decapitato il 14 febbraio 273, a 97 anni, per mano del soldato romano Furius Placidus, agli ordini dell'imperatore Aureliano. Secondo alcune fonti Valentino sarebbe stato giustiziato perché aveva celebrato il matrimonio tra la cristiana Serapia e il legionario romano Sabino, che invece era pagano: la cerimonia avvenne in fretta, perché la giovane era malata; e i due sposi morirono, insieme, proprio mentre Valentino li benediceva. A chiudere il cerchio della tragedia sarebbe poi intervenuto il martirio del celebrante."

Questa la storia di San Valentino, anche se non si è proprio sicuri perché pare che di Santi con questo nome ce ne sia più di uno, comunque la tradizione vuole che diventasse protettore degli innamorati nel 496 d.C. quando il papa Gelasio I volendo mettere fine all'antico rito pagano dei Lupercalia che si celebrava il 15 di febbraio, stabilì che il giorno prima si dedicasse a San Valentino una giornata come festa dell'amore facendo diventare il santo il protettore degli innamorati. La letteratura religiosa (non storica) descrive il santo come il protettore degli epilettici e degli innamorati infelici. 
In realtà il merito di aver consacrato San Valentino come protettore degli innamorati va a Geoffrey Chaucer  che alla fine del '300 scrisse un poema di 700 versi in onore delle nozze tra Riccardo II e Anna di Boemia nel quale associa Cupido a San Valentino, traghettando il santo alla dimensione di quello che fu definito da allora " l'amor cortese". Dall'Inghilterra la festività emigrò negli Stati Uniti insieme a coloro che colà si trasferirono diventando una festa che ancora oggi è molto sentita dagli americani. Anche in Europa questo giorno viene dedicato agli innamorati come giorno dedicato a loro anche se negli anni si è perso forse il vero significato sommersi dalla commercializzazione della cosa. 
Certo fa piacere ricevere un fiore o una scatola di cioccolatini o un cuoricino che ti dica quanto la persona che te lo regala ti voglia bene, ma penso che l'amore verso una persona vada festeggiato tutti i giorni con il rispetto verso quella persona e volendo allargare i confini della festa, ricordarsi di voler bene a tutti coloro che ti vivono a fianco siano essi famigliari o i vicini di casa.
Amore verso il prossimo, rispetto dell'altro, considerazione dei sentimenti altrui, forse è questo ciò che avrebbe voluto vedere San Valentino aldilà di una scatola di cioccolatini o un bouquet di rose. 


giovedì 21 gennaio 2016

Il mondo è....piccolo

Quante volte incontrando qualcuno che non si vede da un po' di tempo, magari in un posto lontano da casa propria si esclama: "ma come è piccolo il mondo"!
Si il mondo certe volte è proprio piccolo. Certo le probabilità di incontrare persone della propria cerchia in località di villeggiatura, magari, non sono molte, ma comunque non sono rare, ma incontrare persone che non conosci ma che hanno legami con persone che hai frequentato in anni passati,dall'altra parte del mondo è veramente un caso più unico che raro.
E a me è successo più di una volta.
Ricordo quella sera in Messico nel villaggio vacanze Playa Maroma, dove io e mia figlia stavamo trascorrendo una vacanza, come fosse ieri. Quella sera era stata organizzata una serata speciale con cena vicino alla spiaggia. C'erano tanti tavoloni e parecchie persone intorno ad essi che noi non conoscevamo. Chiacchierando del più e del meno con i vicini di tavolata, alla classica domanda.."e voi di dove siete?" alla risposta "di Savona" mi sono lasciata sfuggire una esclamazione.."la città dei miei compagni di università! Magari li conoscete! " e giù la lista dei nomi....beh uno di quei compagni era il cugino del padre di uno dei ragazzi che stavano a quel tavolo!
Oppure durante un altro viaggio in Argentina, scontrarsi (letteralmente) per strada con un conoscente di lavoro di mio marito che nei sei mesi precedenti si era reso irreperibile a mio marito perché non voleva restituire un piccolo favore a colui che in passato gli aveva tolto tanti problemi di lavoro.
O ancora quando durante le vacanze che eravamo soliti fare al mare in Calabria nel nostro solito campeggio abbiamo incontrato dei signori siciliani che avevamo incontrato in Danimarca.
Nello stesso campeggio ho poi incontrato una signora friulana che guarda caso era un'amica di colei che era stata la mia unica amica di Codroipo quando avevo vissuto là per quattro anni.
Ancora in Argentina a Buenos Aires mentre gironzolavamo per la Boca (quartiere caratteristico di B.A.) incontriamo un gruppo di Italiani che ci fermano per avere delle informazioni. Una chiacchiera tira l'altra e appena vengono a sapere che vivevamo a Faenza il signore esclama: la città del mio migliore amico di quando ho fatto il militare.....beh non ci crederete ma quel migliore amico era il padre di un amico di mio figlio e marito della sarta dove mi servivo.
Coincidenze? Destino? Non lo so, so soltanto che questi incontri ti fanno proprio dire: "...ma come è piccolo il mondo!".


sabato 2 gennaio 2016

Un capodanno da ricordare

Era il 1975.
In quegli anni avevamo barattato la nostra tenda a capannina (due stanze e soggiorno) con una roulotte Roller Esmeralda I di nostri amici e l'avevamo portata a Schilpario, località sciistica sopra Bergamo. Avevo preparato, prima di partire da Milano dove all'epoca vivevamo, le lenticchie in umido e preso uno zampone. Mio marito (allora eravamo ancora fidanzati) lavorando per un importatore di vini e liquori, si era procurato un Magnum di champagne. Avevamo riempito la nostra macchina con tutto ciò che serviva per farci un cenone di capodanno ed eravamo partiti per la nostra vacanza montanara.
Arrivati al campeggio, dopo aver riaperto la nostra roulotte e averla riscaldata, ci siamo preparati uno Champagne Rosè (aperitivo con lo champagne e il succo d'arancia) nell'attesa di scaldare zampone e lenticchie. Un bicchiere dopo l'altro ci siamo scolati l'intero Magnum e .......ci siamo addormentati sulla dinette, ubriachi.
La mattina dopo, smaltita la sbornia, abbiamo aperto gli occhi al nuovo anno e grande fu la nostra sorpresa, quando aperti gli oscuranti, ci siamo trovati a guardarci negli occhi con due asini che ci guardavano incuriositi......beh. se questo non è un capodanno da ricordare non so che sia!  

mercoledì 2 dicembre 2015

Ricordo il Natale

Ormai è iniziato dicembre e con esso inizia il periodo che segna il Natale. Ricordo quand'ero bambina con quanta emozione aspettavo questo giorno, cercavo di essere brava perché altrimenti non sarebbe arrivato Babbo Natale con i suoi doni, scrivevo la letterina a Gesù Bambino facendo promesse di comportarmi sempre bene e chiedendo timidamente se poteva portarmi una bambola e non mi azzardavo a chiedere di più perché sapevo che c'erano tanti altri bambini da accontentare non solo io. Con mia madre questo periodo di attesa era occupato a cercare in campagna il muschio vero per fare il Presepe e si facevano i conti per vedere se avremmo avuto abbastanza denaro per comprare un piccolo abete da ornare con le palline di vetro soffiato e le candeline (allora le lucette da attaccare alla corrente non c'erano). Poi si passava a preparare lo spazio per l'albero e il Presepe e io mi divertivo a mettere tutte le statuine dei pastori e le pecorelle. A scuola la maestra ci faceva scrivere, prima in brutta copia e poi in bella, una letterina per i nostri genitori che avremmo messo sotto l'albero all'ultimo momento per non farla leggere prima del dovuto ai destinatari. La vigilia di Natale la mia padrona di casa, che abitava sopra di noi, verso le nove di sera zitta zitta si metteva sulle scale e suonava una campanella: quel dolce tintinnio era l'avviso che noi bambini dovevamo andare a nanna altrimenti non sarebbero arrivati i doni. Che magia, poi, al mattino prestissimo aprire gli occhi e correre in sala per scoprire che i doni erano più numerosi di ciò che avevo richiesto e che c'erano anche dei pacchettini per papà e mamma e io tutta eccitata andavo di corsa a portarli ai miei genitori che ancora dormivano. "Mamma, mamma guarda cosa ti ha portato Babbo Natale!!" "Papà, papà c'è un regalo anche per te!" e i loro visi sorpresi mi riempivano di allegria.
Poi verso gli otto anni questo mondo magico crollò a causa di una pallina che mi era caduta sotto il divano mentre giocavo: sotto quel divano scoprii tutti i regali di Natale. Grande fu la mia delusione nello scoprire che Babbo Natale erano i miei genitori, ma non lo dissi, lasciai passare tutto il periodo dell'avvento e arrivare il fatidico giorno. Solo allora dissi ai miei genitori che avevo capito chi portava i doni e li abbracciai forte. Quel giorno cominciai a diventare grande.