a me gli occhi

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Miw - la gatta

martedì 4 aprile 2017

Il cellulare

Sono dell'idea che il cellulare sia stata un'ottima invenzione finché si trattava di essere reperibili con facilità, ma negli ultimi anni ho visto questa utile invenzione diventare un mezzo di schiavitù per l'uomo.
Ho resistito fino a che ho potuto prima di averne uno, mi serviva soprattutto per essere reperibile a causa delle condizioni di salute di mia madre e anche assentarmi per andare a fare la spesa era un problema viste le frequenti piccole ischemie che colpivano mia madre.
Ho faticosamente imparato ad usarlo, ma ci sono riuscita, poi come credo sia capitato a molti, quel piccolo aggeggio che doveva servire solo a ricevere e fare chiamate o messaggi si è trasformato in un infernale aggeggio che ti permetteva di avere sottomano anche internet con i social media, di fare fotografie, brevi filmati da mettere in rete all'istante. E' così cominciata la schiavizzazione del nostro tempo.
Mi sono stati regalati modelli sempre più tecnologici di cui sapevo a mala pena usare un 50% delle loro proprietà. I tecnologi di casa mia mi hanno aperto internet, collegato a face-book a Whatsapp fino a che stanca di vedere il mio cellulare sempre in attività anche di notte (per riuscire a caricare foto inviate da parenti a amici) ho preso una decisione drastica: ho disattivato tutto. Ora il mio cellulare serve solo a fare e ricevere chiamate e mandare o ricevere messaggi, con la conseguenza che la batteria non mi si scarica più dopo due ore.
Mi rendo conto di essere fuori dal giro, ma credo che vivere col cellulare in mano di giorno e di notte e a tutte le ore non faccia bene alla salute. Se esco a passeggiare voglio guardare dove metto i piedi non uno schermo.
Spesso mi rendo conto, guardando gli altri, che a furia di stare col cellulare in mano non guardano quello che fanno, non prestano attenzione se sono alla guida dell'auto o pedalano in bicicletta con conseguenze spesso disastrose. Insomma per quello che mi riguarda io non sono più schiava di quella scatoletta petulante, e vivo molto meglio.

venerdì 17 marzo 2017

17 marzo 1861- 17 marzo 1961




Oggi 17 marzo 2017 si festeggia il 156° anniversario dell'Unità d'Italia. 
Ricordo con tenerezza un giorno di marzo del 1961 quando in terza media con la mia classe siamo andate in gita a Torino per il centenario dell'Unità d'Italia. Che emozione prendere il pullman senza genitori e fare quello che per noi era un lungo viaggio da Milano a Torino, scoprire per la prima volta quella città. Per celebrare questo ragguardevole compleanno a Torino era stato costruito un intero nuovo quartiere nella parte sud della città chiamato ITALIA 61 dove erano state organizzate la Mostra Storica dell'Unità d'Italia,  la Mostra delle Regioni Italiane e l'Esposizione Internazionale del Lavoro.
 Le attrazioni principali furono la Monorotaia Alweg, il Cinerama (un sistema di proiezione cinematografica a 360° della Walt Disney), la funivia che passava sopra il Po collegando il Parco del Valentino con il Parco Europa ed edifici costruiti per l'occasione come il Palazzo del Lavoro e il Palazzo a Vela.
Naturalmente a scuola avevamo studiato il Risorgimento e ci sentivamo molto curiose nel visitare i Palazzi che avevano visto nelle loro bellissime sale camminare personaggi importanti come il Re e Camillo Benso conte di Cavour.
Certo l'Italia era "fisicamente" unita, non esistevano più ducati o regni o principati, tutto era stato riunito sotto lo scettro del Regno dei Savoia, ma se ci penso ora, con l'esperienza dei miei anni,  in quegli anni, come del resto anche ora, non c'era e non c'è l'unità degli Italiani.
Ricordo che in quegli anni i meridionali che emigravano al nord in cerca di un lavoro e di una speranza di vita migliore, erano trattati peggio che cani rognosi, tanto da poter leggere cartelli sulle porte dei bar che dicevano "vietato l'ingresso ai cani e ai terroni". 
Oggi forse i meridionali sono presi un po' meno di mira perché gli italiani se la prendono con un altro genere di immigrati, quelli che ci porta il mare e che arrivano dalla Siria, dall' Afganistan, dal Pakistan, dall'Africa del nord o sub Sahariana.
Ancora oggi più che Italiani gli abitanti di questo Paese, si sentono Piemontesi, Padani, Napoletani (neppure Campani), Siciliani, Alto Atesini, c'è ancora molto, troppo campanilismo, non sappiamo essere orgogliosi di tutta la nostra bella Italia che si parli delle Alpi o si parli della Sicilia: ci si ferma ad essere orgogliosi della propria città, al massimo della propria regione, ma non si va più in là.....e mi spiace doverlo dire, ma gli Italiani sono fieri della loro bandiera e cantano con orgoglio il loro inno solo quando si vince una coppa del mondo in campo calcistico o un campionato mondiale di corsa di moto o di auto.
Ecco il giorno in cui gli italiani saranno veramente uniti, allora sì si sarà compiuta davvero l'Unità d'Italia.






lunedì 20 febbraio 2017

La disoccupazione e la voglia di lavorare

Non passa giorno che non si leggano titoli riguardanti la disoccupazione giovanile. L'ultimo l'ho letto poco fa:

"MEGLIO DISOCCUPATO CHE POSTINO": IL 90% DEI SELEZIONATI PREFERISCE NON LAVORARE


Ora io non sono al corrente di quanto possa essere lo stipendio di un postino, certo è che ci si deve alzare presto, con qualsiasi tempo e pedalare per consegnare la posta. 
Mi è tornato in mente quando io, giovane studentessa di scuola superiore e poi universitaria mi inventavo mille lavoretti per non pesare sulle tasche di mio padre. Non ho mai percepito quella che oggi si chiama "paghetta" e non ho mai avuto la possibilità di andare a fare shopping con allegria perché di soldini in casa non ce n'erano molti da buttare via, eppure non mi sono mai mancate un paio di scarpe o il maglioncino da indossare, certo me li sudavo, ma che soddisfazione poter dire...me lo sono guadagnato. 
Per una decina di anni ho fatto la hostess sui pullman di una scuola elementare di Milano alzandomi alle 6.30 del mattino per andare a prelevare a casa gli alunni, accompagnarli a scuola e poi riportarli a casa.
Ho fatto la baby sitter il sabato sera, invece di andare a ballare con gli amici, ho dato ripetizioni, ho venduto calze, ho fatto la dattilografa battendo a macchina relazioni la sera invece di uscire. Ho anche lavato le scale della palazzina dove vivevo (4 famiglie) essendo venuta a mancare la persona addetta e  due volte la settimana lavavo le scale e lucidavo gli ottoni. 
Ho lavorato anche nell'officina di mio papà, come operaia part time a produrre avvolgimenti elettrici quando mancava una delle ragazze e il lavoro bisognava consegnarlo con urgenza,
Il tutto senza mai smettere di andare a scuola e studiare.
Certo ho sacrificato il divertimento, ma mi sono fatta le "ossa" imparando a rispettare il lavoro, qualunque esso sia purché onesto.
Quando leggo notizie come quella citata sopra mi viene il forte dubbio che forse i nostri giovani vengono cresciuti un po' troppo nella bambagia e, abituati fin da piccoli ad avere la paghetta, non capiscono che se vuoi avere uno stipendio devi faticare, che la mattina ti devi alzare presto, che magari devi anche fare qualche chilometro per raggiungere la sede di lavoro. Di conseguenza è ovvio che è molto più comodo avere un sussidio di disoccupazione che ti consenta di avere l'argent de poche per poter andare al cinema o a ballare con gli amici e che ti consente di dormire fino a tardi la mattina. Sicuramente ci sono anche quelli che farebbero salti mortali per avere un lavoro e che magari non lo trovano e che sarebbero disposti a fare qualunque cosa, anche la più umile pur di lavorare, ma ci sono anche quelli che magari neo diplomati pensano che gli venga offerto fin da subito un posto da dirigente. 
Sarò cattiva e malpensante ma spesso mi viene il dubbio che non sia il lavoro che manca, ma che a mancare sia la voglia di lavorare.

sabato 4 febbraio 2017

GLI ALBUM DI FOTOGRAFIE

Fino a qualche anno fa le fotografie si stampavano e si mettevano in bell'ordine negli album per poter avere un ricordo da poter rivedere ogni volta che si voleva. Oggi con la tecnologia gli album non servono più, le foto si conservano nella memoria del cellulare o in quella del computer. Certo è molto più comodo, le foto non sbiadiscono con gli anni, i colori non "virano" al rosso e i particolari si notano meglio. Ma il fascino di un vecchio album non sarà mai paragonabile a quello di un album virtuale. Ogni tanto la mia nipotina di quasi 4 anni mi chiede: "Nonna me lo fai vedere il mio babbo quando era piccolo?" e io naturalmente tiro fuori gli album di quegli anni dove le faccio scoprire pagina dopo pagina il suo babbo piccino che fa il bagnetto o la pappa seduto sul seggiolone, le spiego chi sono le persone che ci sono in fotografia come i nonni e le nonne del suo babbo e le dico..."vedi? questa era la mia mamma, la nonna del tuo papà"......oppure...."questa è zia Chiara quando è nata e il tuo papà aveva 4 anni proprio come te oggi".......e questa col pancione sono io quando aspettavo il tuo babbo che era in quel pancione, proprio come lo sei stata tu nel pancione della mamma e come adesso c'è il tuo fratellino che arriverà a giugno". Lei si intenerisce e sorride, poi con gli occhioni sgranati mi chiede: "ma quando aspettavi il mio babbo eri giovane?" Già per lei forse io sono sempre stata così coi capelli bianchi e gli acciacchi e mi piace farle vedere che anche io sono stata una bambina, poi una ragazza e una mamma prima di diventare una nonna.

sabato 21 gennaio 2017

GLI EROI




Eroe: Persona che per eccezionali virtù di coraggio o abnegazione s'impone all'ammirazione di tutti.

Ecco questa è la definizione di questa piccola semplice parola. Ma io aggiungerei anche che sono persone che operano nel silenzio e nell'anonimato più assoluto. 
In questi tragici giorni stiamo scoprendo o riscoprendo, come preferite, che in Italia abbiamo tanti eroi. Sono Volontari della Protezione Civile, Soccorso Alpino, Carabinieri, Guardie di Finanza, Guardie Forestali, Guardie Costiere, Soldati del Genio Civile, Polizia, Vigili del Fuoco, uomini e donne che stanno operando con grande impegno, dedizione, professionalità e immane  sforzo superando ostacoli che sembrerebbero insormontabili per trarre in salvo persone sotto la neve, sotto le macerie di un terremoto, alla deriva su barconi fatiscenti in mezzo al Mediterraneo.
Sono persone normali, come tutti noi, ma che hanno un qualcosa in più: sfidano la morte stessa con coraggio e senza risparmiarsi per salvare quante più vite possibili da morte certa o per dare degna sepoltura a chi non ce l'ha fatta.
Persone umili, che non cercano la visibilità mediatica per quello che fanno, ma il cui volto si illumina di gioia quando hanno fra le braccia un bambino salvato da morte sicura, o lacrime di scoramento quando il corpo che hanno strappato alla valanga, alle macerie o alle acque del mare non è più vivo.
Stanno lavorando tutti fino allo spasimo, senza risparmio di forze. Li stiamo vedendo in Abruzzo alla disperata ricerca di chi è stato sepolto dalla slavina ed è rimasto imprigionato nell'albergo sotto la neve. Li stiamo seguendo nelle zone martoriate del terremoto e dalla bufera di neve mentre cercano di riaprire le vie di comunicazione per raggiungere chi è rimasto isolato o impegnati a salvare chi è abbandonato in mezzo al mare.
Per questo credo che quando incontriamo una persona in divisa che sia poliziotto, carabiniere, Vigile del fuoco o volontario l'unica cosa che possiamo fare è rispettare quella divisa, quell'uomo e ringraziare attraverso lui o lei tutti quelli che portano la stessa divisa perchè loro sono gli eroi.


domenica 1 gennaio 2017

UN NUOVO ANNO TUTTO DA SCRIVERE











Il nuovo anno è arrivato con i cenoni, i botti e i fuochi d'artificio, con le bottiglie stappate e i bicchieri riempiti, con i brindisi, gli abbracci e gli auguri.
Un nuovo anno è arrivato: è come un libro di 365 pagine tutte bianche, tutte da scrivere.
Saremo tutti noi a riempire quelle pagine bianche.
Facciamo in modo di riempirle di parole non di parolacce, di pensieri positivi, non di pensieri cattivi.
Scriviamo quel libro tutto nuovo con amore, lasciamo nella penna le cattiverie, i cattivi propositi e i pensieri negativi.
Riempiamo quelle pagine di buoni propositi, impegniamoci tutti a scrivere cose buone.
Forse così arriveremo all'ultima pagina con la consapevolezza di aver dato il meglio di noi e di aver scritto tutti insieme un bel libro, un libro da poter leggere ai nostri bambini, che aspettano un futuro sereno. Buon Anno e Buona scrittura.

sabato 31 dicembre 2016

31 dicembre...tempo di bilanci

Come tutti gli anni arriva il momento di fare i conti: l'ultimo giorno dell'anno è il giorno dei bilanci e come ogni anno si definisce l'anno che sta per esaurirsi un anno "horribilis" mentre ci si augura che l'anno che sta per arrivare sia un anno portatore di ogni bene e felicità.
Certo in questo 2016 ci sono stati molti addii da dover dire, a persone care e a personaggi noti dell'arte, della cultura, della politica.
Ci sono state tragedie da affrontare come il terremoto che ha devastato interi paesi nel centro Italia, o le guerre che non finiscono mai, gli attentati che hanno provocato lutti e rabbia,  gli incidenti ferroviari, automobilistici, di lavoro che forse con una prevenzione più attenta si sarebbero potuti evitare.
Ci sono stati anche momenti di grande gioia portati dalle nascite di piccoli esseri che si sono affacciati alla vita e che si augurano che noi adulti saremo in grado di aiutarli a crescere nel migliore dei modi.
Ogni anno porta dolori e momenti di felicità, anche se spesso i dolori sono semplicemente il risultato dell'egoismo, del menefreghismo e della cattiveria di noi cosiddetti esseri umani.
Inutile chiedere al nuovo anno di portare gioia, amore, serenità se siamo noi per primi a non voler dare quella gioia, quell'amore e quella serenità a chi ci sta vicino.
Facciamoci un serio esame di coscienza e mettiamo al bando l'egoismo, la presunzione, la cattiveria gratuita, ecco forse così potrà arrivare un anno migliore.
A voi tutti che con tanta pazienza continuate a leggere ciò che scrivo, il mio BUON 2017!